PROPOSTA DI DELIBERA DA PRESENTARE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GIULIANOVA.

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PROPOSTA DI DELIBERA DA PRESENTARE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GIULIANOVA.

 

OGGETTO: dichiarazione di “ TERRITORIO COMUNALE DENUCLEARIZZATO”.

 

PREMESSO CHE:

– Il governo ha deciso il 9 luglio 2009, approvando in Senato il D.D.L. sullo Sviluppo (ora legge dello Stato), la reintroduzione in via definitiva del Nucleare in Italia ed entro i prossimi 6 mesi procedera’ ad una mappatura dei siti dove realizzare le centrali stesse e se sara’ necessario il governo intende utilizzare gli strumenti sostitutivi dello Stato, previsti dalla Costituzione nei confronti degli enti locali per evitare la paralisi della politica di veti.

– Il governo ha l’obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo e che per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale 8 reattori come quello attualmente in costruzione in Finlandia, il più grande al mondo e soprattutto il cui costo è già almeno raddoppiato rispetto alle previsioni.

– Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. L’Italia infatti, visti i tempi autorizzativi prevedibili, non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili per il mancato rispetto del Protocollo di Kyoto. Già oggi l’Italia paga 42 euro al secondo per il mancato rispetto di questi accordi internazionali.


– L’energia da fonte nucleare è di scarso valore perché del tutto rigida e priva di flessibilità essendo vincolata costantemente allo stesso livello di produzione indipendentemente dalle richieste delle utenze e della rete.


– Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, dirotterebbe sull’atomo le risorse finanziarie oggi destinate allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni “climalteranti”, innovare profondamente il sistema energetico nazionale e costruire quella struttura imprenditoriale diffusa che garantirebbe la creazione di molti posti di lavoro (sul modello di quanto fatto in Germania dove ad oggi sono impiegati tra diretto e indotto circa 250.000 lavoratori).

– Solo con una seria politica nazionale e locale, che escluda il nucleare, promuova l’ innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli uffici e produciamo beni, riusciremo a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire da quella europea del 2020.

 

CONSIDERATO CHE:

– Grazie al referendum del 1987, l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare. Solo nel 2000, infatti, è stata seguita dalla Germania con la definizione dell’exit strategy dalla produzione di energia elettrica dall’atomo entro il 2020, e più recentemente dalla Spagna.


– Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo le stime dell’Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale contenute nel rapporto “Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030” pubblicato nel 2007, nei prossimi decenni si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.


– Tra le cause di tale declino è da annoverare in primo luogo la manifesta scarsità del materiale fissile, isotopo 235 dell’uranio, i cui volumi estraibili sono già oggi insufficienti per le centrali esistenti, mentre lo smantellamento delle vecchie testate nucleari sovietiche, che rappresentano circa un terzo delle risorse disponibili, terminerà intorno al 2013.


– La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni, tra cui rischio d’incidenti e scorie. Insomma l’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già vecchia e con bassi rendimenti, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “ IV generazione”, sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.


– Le comunità locali, fino al livello regionale e includendo tutti gli ordinari Enti di controllo e regolamentazione, sono state di fatto espropriate della capacità di intervenire nella selezione dei siti idonei in Italia, se ne esistessero, alle istallazioni di centrali nucleari così come di molte altre istallazioni strategiche, in virtù del D.P.C.M. 8 Aprile 2008, pubblicato in G.U. n. 90 del 16.04.2008,quindi negli stessi giorni delle ultime elezioni politiche nazionali, e in particolare del punto 17 dell’allegato allo stesso D.P.C.M., cui viene apposto il segreto di stato anche “sugli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche”.

– Le convinzioni dell’utilità di ricorrere all’energia atomica per ridurre la bolletta energetica del Paese e la dipendenza dalle importazioni si scontrano pero’ con i tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile. Tra tutti i costi veri di un Kwh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più scarse.

RILEVATO CHE:

– Nonostante da più parti si continui a spacciare il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente, nell’intero ciclo di vita di una centrale dalla costruzione allo smantellamento sino allo smaltimento definitivo delle scorie. A tal proposito sono illuminanti le conclusioni della ricerca “The economic future of nuclear power” condotta dall’Università di Chicago nell’agosto 2004 per conto del Dipartimento dell’energia statunitense sui costi del nucleare confrontati con quelli relativi alla produzione termoelettrica da gas naturale e carbone. Secondo il
rapporto dell’Università USA, considerando tutti i costi, dall’investimento iniziale e dalla progettazione fino ad arrivare alla spesa per lo smaltimento delle scorie (che incide fino al 12% del prezzo totale di produzione elettrica), il primo impianto nucleare che entrerà in funzione produrrà elettricità a 47-71 dollari per MWh, escludendo qualsiasi sovvenzione statale all’industria dell’atomo, contro i 35-45 dei cicli combinati a gas naturale. Conclusioni paragonabili a quelle raggiunte dal Massachusetts Institute of Technology nel rapporto “The future of nuclear power” pubblicato nel 2003 che dice che i costi del chilowattora prodotto con gas, sono di 4,1 centesimi di dollaro, mentre il chilowattora nucleare (di una centrale in grado di operare per quarant’anni) costa ben 6,7 centesimi di dollaro. A conclusioni analoghe sono pervenute le ricerche dell’associazione internazionale ASPO, e in particolare della sezione italiana, con sede a Firenze.

– Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come dimostra la lunga serie di incidenti avvenuti in Francia nell’estate del 2008.


– Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.


– Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decomissioning. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che conta secondo l’inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile irraggiato – pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese -, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 80-90mila m3 di rifiuti che deriveranno dallo smantellamento delle 4 ex centrali e degli impianti del ciclo del combustibile.

– Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esisite anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima.

– Gli impianti nucleari attivi ( e lo stesso discorso vale per quelli in costruzione) se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale si corre il forte rischio che ci possano essere Paesi che vogliono sfuggire al controllo della comunità internazionale (come nel caso dell’Iran) che potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.

– Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità potrà essere stimata per circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio” e con i tempi di realizzazione delle centrali.

– I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale. Secondo uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’Union of concerned scientist, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente riduzione nella disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese.

IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA:

di dichiarare su proposta del Gruppo Consigliare dell’ Italia dei Valori il “Territorio comunale denuclearizzato”, contrario quindi alla produzione di energia nucleare;

– di vietare su tutto il territorio comunale l’installazione di centrali che sfruttino l’energia atomica;

– di vietare su tutto il territorio comunale l’installazione di siti di stoccaggio, anche temporanei, per i rifiuti e sottoprodotti radioattivi derivanti dalla produzione di energia da centrali ad energia atomica, inclusi quelli derivanti dalle centrali dismesse dopo il referendum del 1987.

– di impegnare la giunta comunale a farsi promotrice di una proposta di legge d’iniziativa popolare per l’abrogazione dei punti della “Legge Sviluppo” riguardanti l’ “Energia”, in particolare il punto che prevede il “ Ritorno al nucleare”;

– di impegnare la giunta comunale a emendare gli strumenti urbanistici al fine di favorire la diffusione delle energie rinnovabili nel proprio territorio, nonché a sviluppare in proprio impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili.

– di garantire, nei confronti della cittadinanza, la massima partecipazione ai processi decisionali, trasparenza ed informazione, nel caso che trasporti di rifiuti o combustibili, derivanti o destinati a centrali ad energia atomica debbano attraversare il territorio comunale o transitare dal porto o stazione presenti sul territorio comunale.

– di apporre la dicitura di “comune denuclearizzato” sulla cartellonistica stradale posta sulle principali vie di ingresso alla città.

– di impegnarsi a favore di buone pratiche di risparmio ed efficienza energetica e per la diffusione della produzione energetica da fonti rinnovabili.

 

 

Giulianova, 16-07-09                                                                                       

  Il Capogruppo Consigliare dell’ Italia dei Valori

                                                                        Dott. Vincenzo Santuomo

 

 

 

PROPOSTA DI DELIBERA DA PRESENTARE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GIULIANOVA.ultima modifica: 2009-07-16T08:36:00+02:00da admin
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